La peste nera del 1348 cala anche su Lucca e il suo contado. Punizione di Dio o astri avversi?

DANIELE ZUCCONI

Nato a Massa e Cozzile nel 1961. Laureato in Scienze Politiche e Giurisprudenza, Master in strategie operative sulla Sicurezza Urbana. Docente universitario e formatore in materie storiche e tecnico-giuridiche.

Storico, autore dei romanzi di ambientazione medievale “Il filo e la corda” e “L’ombra della pantera “, del romanzo “I due angeli” che ha come protagonista Michelangelo Merisi e del saggio di storia medievale “La peste del ‘300“. Coautore  del romanzo storico  “Dio ne guardi dai bisogni!“.

Tiene numerose conferenze su argomenti di storia medioevale  e storia moderna in tutta Italia. partecipando anche a convegni, eventi, rassegne.

zucconi.daniele@gmail.com

LA PESTE DEL ‘300

Non abbiamo un interruttore che possa determinare in modo preciso il passaggio da un’epoca storica ad un’altra, in questo caso dal Medioevo al Rinascimento, ma secondo un personale punto di osservazione, la Peste del 1348 (insieme alle successive sviluppatesi nello stesso secolo) si pone come uno spartiacque tra un periodo e l’altro, aprendo nuovi spazi a forme sociali e politiche che, almeno nella parte dell’Italia centro-settentrionale, si affermeranno a partire dal XV secolo.

Giovanni Boccaccio, nel suo Decameron, nella forma di novelle ci evidenzia i mutamenti sociali, nei costumi, nei rapporti familiari, che  produsse l’evento del 1348, con particolari sottolineature riguardo alla “evoluzione” della condizione delle Donne nel suo tempo. Si tratta, anche nel suo caso, di rilevazioni avvenute pressoché in presa diretta ed ordinate in breve tempo per proporle ai suoi contemporanei.

Nelle parole di Giovanni Sercambi, quando ci narra della Peste, importata nella Penisola dai Pisani (secondo la sua “benevola” visione da buon lucchese!), viene offerta un’altra tra le possibili letture dei mutamenti sociali e politici che sarebbero stati tra le conseguenze di quelle che lui indica come “castigo divino”.

La Peste diventerà per la Chiesa e gli ordini religiosi un ottimo strumento di comunicazione, di ammonimento a mezzo del “memento mori”, soprattutto nei secoli XIV e XV, da commissionare agli artisti per dipinti ed affreschi. Il “Trionfo della Morte” nel Cimitero Monumentale di Pisa ne propone un esaustivo esempio.