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Scrittrici contemporanee nel mondo ispanico
- Lucca - Palazzo Ducale - Sala Tobino 16.00 - 18.00
- SERAFINI Elena
- 9 Marzo 2027
ELENA SERAFINI
SCRITTRICI CONTEMPORANEE NEL MONDO ISPANICO
In letteratura spagnola, sebbene le donne abbiano sempre scritto, la loro produzione era relegata prevalentemente all’ambito privato (diari, lettere, appunti…), senza quasi ottenere rilievo nella cultura e nella tradizione ufficiali. Solo nel XIX secolo, grazie anche alle battaglie delle donne per l’uguaglianza di genere e la giustizia e grazie ad alcune figure di grande carisma, come Cecilia Bohl de Faber ed Emilia Pardo Bazán, la critica spagnola iniziò a occuparsi della letteratura femminile.
Durante l’immediato dopoguerra (ovvero durante i primi anni della dittatura franchista): si fecero strada molte scrittrici eterogenee e peculiari, lontane dallo stereotipo femminile allora imperante, che adottarono linguaggi e prospettive specificatamente femminili o “femministi”.
La maggior parte di loro considerava la scrittura un atto di ribellione contro il vuoto quotidiano, un mezzo attraverso cui esteriorizzare il proprio mondo interiore, attraverso cui mostrare una particolare visione del mondo, un modo infine per rompere il silenzio a cui le donne erano state condannate per secoli.
Ana María Matute, Carmen Laforet, Carmen Martín Gaite, Ana Rossetti e le altre attuarono un processo introspettivo che permise loro di riorganizzare e mettere in ordine le loro vite, partendo dai ricordi che hanno restituito al lettore, attraverso una narrativa fondata essenzialmente sulla sincerità espressiva del narratore. Per questo l’immagine femminile che emerge dalla letteratura delle donne, soprattutto nel dopoguerra, è ricca di una quotidianità che risulta estranea e insolita, proprio perché tale dimensione mancava nella letteratura ufficiale.
Un’ulteriore peculiarità di questo filone letterario è data, indubbiamente, dalle condizioni storiche in cui si sviluppò: le autrici in questione vissero la Guerra Civile spagnola, o ne ebbero testimonianza diretta, e vissero un regime totalitario, quello franchista, che tentò di relegare la donna fra le mura domestiche a svolgere l’unico ruolo che si riteneva le spettasse: essere moglie, madre e donna di casa.

